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Chew

 

lunedì, 29 novembre 2004


Ho notato che esiste un momento nella carriera di un blogger in cui non si può fare a meno di scrivere un tipo di post particolarmente in voga: il post fenomenologico.

Il meccanismo è piuttosto semplice: si sceglie una categoria, se ne elencano i rappresentanti e si stila una rassegna delle loro caratteristiche distintive, esagerandole fino al grottesco per mettere in moto il meccanismo comico.

Quei post in cui si scrivono in grassetto i vari idealtipi, separandoli uno a uno da una diligente interlinea e chiamandoli con nomi particolarmente divertenti, siano essi persone, ortaggi o medicine per la tosse.

Per capirci, il genere di post che trovi nel blog di quello lì che comincia per X§ e finisce con §a.

E quindi, visto che anch’io voglio un blog di tendenza, ho deciso di scrivere la mia


Fenomenologia dei candidati a un noto premio tecnico della pubblicità.

Ah ah ah. Vi ho impressionato, eh?

In realtà, le cose stanno così: è successo che il mio capo doveva fare la giuria di questo concorso, però aveva talmente poca voglia che piuttosto restava a casa con un’enterocolite e Alda d’Eusanio.

Allora ci ha mandato me, spacciandomela per un’esperienza fantastica.

Ma questo lo sappiamo solo io e voi, perché da fuori la cosa appare più o meno così:


Amica: oggi pranziamo insieme?

Chew (sbadigliando): uhm… no, oggi non ci sono… Devo fare la giuria del [noto premio pubblicitario]

Amica: ma dai! Figata!


Dicevamo.

Prima di tutto, devo fare una precisazione, riguardo alla composizione della giuria. Nel senso che i giurati, in realtà, sono le stesse persone che vengono premiate.

Nel senso.

I candidati al [noto premio pubblicitario] , già che sono lì, si mettono anche a votare i lavori degli altri. Semplicemente, devono (dovrebbero?) tracciare un simpatico trattino e astenersi dal votare le pubblicità realizzate da loro. Questo solo dopo aver offerto il caffè a tutti quelli seduti vicino.

Per cui, immaginate questo stanzone con tante sedie e persone munite di cartelletta, annual e penna biro, che si scrutano, votano e leccano il culo, tutto contemporaneamente.

Io ero l’unica che non doveva mettere trattini, ché per me è non è ancora tempo di vincere premi.

Così avevo la serenità mentale per fare una tipica carrellata antropologica da blogger.


L’ORGANIZZATORE AGITATO. E’ un concentrato di ogni possibile tic e difetto di pronuncia: ha la erre moscia, la esse stanca e la effe umida. Ha organizzato tutto alla perfezione già da un mese, e accoglie i giurati con sincera commozione, cercando di dimostrare a tutti che, pur essendo un notaio, è perfettamente in grado di organizzare un evento. Dobbiamo tutti cercare di consolarlo quando l’impianto dolby iper mega theatre comprato apposta per l’evento rifiuta di accendersi.

LA SPEAKER FRUSTRATA. Ha circa quarant’anni, e ormai la chiamano solo per le pubblicità del Tena Lady e di Famiglia Cristiana. Ha fondato il Movimento Contro Il Maltrattamento Degli Speaker (MCIMDS). Si lamenta per la scarsa creatività dei creativi e in sala di registrazione litiga con il fonico perché lo spumino del microfono non è abbastanza spumoso. Per sicurezza, gira sempre con un mini mixer nella borsetta.

L’ACCOUNT ELEGANTE. E’ l’unica che sorride. E’ vestita e truccata da account, calza scarpe che vanno contro le leggi della fisica e un maglioncino strategico che mostra l’effetto del push up solo ai potenziali clienti e ai presidenti delle agenzie più grandi della sua. Cerca di attaccare bottone con tutti, scambiando numeri di telefono e bigliettini da visita. Tutte le sere, prima di dormire, recita un passo del suo manuale di relazioni pubbliche.

IL FONICO METALLARO. Lo si riconosce dal tipico effluvio di chi si lava solo a secco. Ha più di cinquant’anni, 70 centimetri di capelli, 5 piercing (di cui uno nascosto) e almeno 9 tatuaggi. Il suo modello di vita è Drugo Lebowski. Da giovane montava l’audio prima dei concerti, poi ha smesso dopo essersi rotto per la sesta volta il crociato.

IL DOPPIATORE DIVO. Si definisce attore in attesa dell’occasione. In realtà, basta guardarlo in faccia per capire che l’occasione giusta non arriverà. Si veste accuratamente con vestiti trasandati, sbagliando gli abbinamenti perché fa molto artista. Si perde in lunghi aneddoti sulle sue ore piccole, le sue sbronze e le sue numerose ex fidanzate, impostando la voce per esaltare le sue capacità recitatorie. In realtà è gay, astemio e quando è da solo si veste Armani.

IL GIOVANE COPY. Ex primo della classe al liceo classico, per anni ha scritto lettere d’amore alla sua insegnante di latino. Ha un gatto di nome Dostoevskij, che tutti in casa chiamano Fuffi. Nella sua agenzia è odiato da tutti: è il primo ad arrivare e l’ultimo a uscire, scrive sempre cinque versioni di ogni frase e presenta le bodycopy su una carta profumata all’essenza di rosa. Ovviamente vince il primo e il secondo premio, poi corre da Feltrinelli a festeggiare.


In chiusura, vorrei precisare che ho inventato tutto: tutti i personaggi descritti sono stati creati dalla mia fantasia.

Quindi, se per caso qualcuno di voi dovesse riconoscersi fra le righe, è pregato di convincersi che non esiste.






masticato da: chewingumpergliocchi alle 12:34 -