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Chew

 

lunedì, 15 novembre 2004


Scappellamento a destra.

Al contrario di quello che succedeva per le strade, la metropolitana oggi era intasata di persone frettolose, impigliate nelle loro urgenze.

Tutte lì a spintonare, cercare di aggrapparsi, chiedere “permesso, permesso, che devo scendere in Sant’Agostino”.

E Cadorna, al solito, è lo sfogo naturale di questa fiumana in moto perpetuo. Ognuno il suo passo per trascinare la mandria verso la luce, conquistarsi un piede sul gradino della scala mobile, sgusciare talloni dalle scarpe di quello che è davanti.

Che li guardi, ti ci guardi in mezzo, e pensi che niente e nessuno potrebbe fermarli.

Oggi, dicevo, c’era questa ondata frettolosa di metropasseggeri ansiosi di riaffiorare davanti all’ago&filo.

L’autista frena, si aprono le porte, “Cadorna-fermata-Cadorna” e tutti giù, pronti alla maratona, come sul colpo di uno starter.

La banchina ondeggia di teste, cappotti, montoni, borsette, carrozzine. Tutti stretti dentro il collo di un imbuto, che probabilmente se uno sveniva lo schiacciavano sotto il peso degli impegni, e lasciato lì in attesa che Chididovere se ne occupasse.

Poi, circa a metà percorso, vedo che invece tutto il torrente di corpi si sposta su due rive, tipo Mosè che divide le acque.
Solo che non c’era Mosè, e nessuno era svenuto.

Non c’era niente di spettacolare, nessuno fermo a guardare. Semplicemente, le persone arrivavano in quel punto, e si facevano da parte.

Quando sono arrivata anch’io al bivio, ho guardato per terra, e ho visto un cappello. Uno di quei berretti lanosi che qualche anno fa piacevano tanto al dottor Stranamore.
Un cappello grigio, sfuggito dalle mani di un frettoloso infreddolito.

Però, capisci? Il bello è che nessuno voleva calpestarlo. Piuttosto pressavano il vicino, o urtavano le panche. Ma nessun piede finiva su quel cappello.

E non era mica una buccia di banana, che stai attento a non fare la figura di Paperino. Non era nemmeno proprietà di qualcuna di quelle persone. Che ti importa di camminare sopra un pidocchioso cappello che non è tuo?

Forse perché le persone erano tante, sulla banchina, e invece di cappello c’era solo lui. Forse dipende da quello che fanno gli altri. Se tutti si scansano, allora anche tu.

Magari il primo che è sceso dal treno dopo lo ha preso in pieno. Anche apposta, per il gusto del morbido sotto la suola. E allora tutti dietro di lui, ad affondare i tacchi. Bambini, signore, vecchietti. Ché un cappello non dice niente, i piedi in testa se li fa mettere in silenzio.

Però pensavo: se anche solo per due minuti un cappello riesce a imporsi su decine di persone, allora forse siamo ancora troppo vicini alle scimmie, per definirci la forma di vita più evoluta.

Non so, però io ce l’avevo davanti, e mi sono spostata.



masticato da: chewingumpergliocchi alle 16:07 -