Arkangel
Blogghino
Chinaski77
Controkarma
Copiascolla
Dessa
Emobobina
Estate Indiana
Fatadeifiori
Fraps
Ladygiuly
Luluchesogna
Magenta & Woland
Narsil
Noncicapisco
PiccoloFede
Rillo
Verba manent

 

oggi
gennaio 2008
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004

 

@

 









Chew

 

martedì, 09 novembre 2004


It Sims to be real.


Ho sempre avuto una certa attrazione nei confronti dei videogiochi.

Non parlo degli scatoloni plippanti in fila nei bar, quelli col volante incorporato per giocare a ginogino pilotino, o quelli dei mongodraghetti che vomitano bolle e lanciano gridolini con la voce di Garfunkel.

Per dire: io ho iniziato da piccola con un Commodore 64.
Una goduria.

Dovevi impararti a memoria tutti i comandi: LOAD, RUN, RETURN; aspettare almeno dieci minuti per caricare un menu, e altri dieci che il dischetto girasse (il drive andava a mulini a vento) per poi sperare che tutto filasse liscio, senza impallarsi mortalmente per colpa di un pulviscolo (PARATAC – scccrrr – PARATAC – scccrrr – PARATAC).

C’erano quei giochini meravigliosi tipo Mr. Mephisto, Wonder Boy, Maniac Mansion e poi quello bellissimo dove un tizio correva sullo schermo e lasciava cadere uno alla volta gli strati del panino: pane, sottiletta, pane, salame ungherese, pane, formaggio coi buchi, pane, culatello di Zibello, pane, etc., mentre dei minacciosi porri giganti gli correvano dietro cercando di ucciderlo.

Comunque, poi ho smesso.

Il Commodore è stato defenestrato dalle Finestre di Bill Gates, e tutto è diventato più facile, più prevedibile, più noioso.

Adesso il computer è una cosa seria, una cosa da grandi. Chi vuole giocare ora deve comprarsi una PlayStation, o un X-Box, o un criceto russo.

Però poi è successo che un mio amico mi ha dato un cd, e dentro c’era The Sims.

Funziona così: tu ti inventi dei personaggi, gli costruisci una casa, gliela arredi, gli trovi un lavoro e ti gestisci i loro soldi. Poi resti a guardare.

Osservi la spazzatura che dopo un’ora sprigiona pixel di puzza, guardi le piantine che si seccano se non chiami il giardiniere, e se sei fortunato una di queste notti ci scappa pure il ladro che cerca di fotterti la tv al plasma.

Ovviamente, i tuoi omini hanno anche dei sentimenti: devono divertirsi, riposarsi, socializzare, innamorarsi, studiare, andare in palestra, farsi il bagno, farsi la doccia, farsi la vicina…

Cinque giorni c’ho passato, davanti a quegli omuncoli iperattivi.

Poi ho smesso, perché mi è venuto in mente che stavo diventando peggio di quelli che comprano Stream per guardare 24 ore di Grande Fratello.


- Si è svegliato Vito?
- No, dorme ancora. Ma Mariadele sta già facendo colazione.
- Davvero? Con quale marca di biscotti?
- Scema, lo sai che è a dieta. Solo gallette e succo di pompelmo, da 13 giorni.
- Sì, ma così non fa gradimento… Va là che giovedì la Mariateresa me la nomina…


Così ho smesso, dicevo.

Ma una cosa mi è rimasta, di quel giochino voyeristico.

Gli omini avevano dei rettangolini, sopra la testa. Come le colonnine del termometro, però colorate.
E queste colonnine indicavano il loro status: fame, sonno, noia, amicizia…

Si alzavano e si abbassavano a seconda di quello che facevano: andavano a dormire e la mattina dopo il riposo era al massimo, parlavano col vicino e saliva l’amicizia, facevano i pesi e aumentava l’autostima, ma scendeva il riposo.

E così via.

Beh. Il fatto è che da quando ho scoperto questa cosa, non riesco più a liberarmene.

Tutte le attività della mia giornata mi appaiono come giochini a punti, che fanno salire o scendere i miei livelli caratteriali.

Vivo con una colonnina di status sopra la testa.


Tipo: vado da Jean Louis David ed esco coi capelli viola.
- 20 punti.

Il mio fidanzato mi regala una rosa alta come un bambino.
+ 50 punti.

Mia madre mi telefona.
- 30 punti.

Il cameriere mi porta olive verdi giganti insieme al Gin Tonic.
+ 40 punti.

Il mio capo mi dà la busta paga.
+ 70.

Apro la busta.
- 120.

















masticato da: chewingumpergliocchi alle 13:03 -