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Chew

 

sabato, 30 ottobre 2004


Comprate il mio Grazie.

Settimana scorsa ero alla Feltrinelli a vedere Pennac.

Ecco. Già questo.

Vai a vedere uno scrittore.

Uno scrittore si legge. Al massimo gli si scrive.
Ma che senso ha per lui farsi vedere?

Come fa uno che è famoso perché scrive a intrattenere cinquanta persone andate per “vederlo”?

Che fa lì, in bella mostra sul palco? Prende carta e penna e comincia a scarabocchiare virtuosismi parolai inventati sul momento? Si mette a improvvisare l’inizio di un romanzo, o un piccolo racconto per celebrare la serata?

Che senso ha, guardare uno scrittore?

Beh, comunque io sono andata a vedere Pennac.

E Pennac, siccome è abituato che la gente gli occhi li fissa sulle sue frasi, e non sulla sua faccia, si è portato dietro Claudio Bisio.

Uno da guardare.

Tanto che alla fine ci s’è messo pure lui, Pennac, a guardarlo.
Ci ha dato le spalle, s’è appoggiato al suo muro e s’è tolto dalla vista, per guardare il suo libro letto da un altro.

Ora, questa cosa del libro.

Lui l’ha chiamato “Grazie”, ma quello che c’è dentro è tutta negazione del titolo.
Dentro leggi di uno che sta su un palco, gli danno un premio, ma poi lui proprio non ha voglia, di ringraziare gli sconosciuti che gliel’hanno dato.

Dice che dobbiamo smetterla, di lanciare grazie ai pincopalli come fossero noccioline per le scimmie.


- come stai?
- bene, grazie.

- faccio due etti?
- sì, grazie.

- la sua macchina è in divieto di sosta. Devo multarla.
- oh sì, grazie.


Un giorno un lettore di Pennac si avvicina a Pennac, e lo ringrazia.

Pennac: grazie di che?

Lettore: di aver scritto quel romanzo. Grazie.

Beh, lui lo ha disprezzato, quell’ammiratore estasiato.
Perché leggere – dice – è una questione di solitudini.

La solitudine di chi legge che incontra la solitudine di chi ha scritto.
Non esistono lettore e scrittore.
Solo parole lette e parole scritte. In solitudine, ognuno con i suoi interessi.

Beh, tutto questo per dire che il giorno prima Pennac era a Genova.

Stesso giro, stessi discorsi, stesso Bisio che si fa guardare.

Solo che a Genova, dopo due ore di lettura, di disprezzo per i grazie, di libro sul tizio che si smarona per un premio, dopo tutta questa crociata di Pennac che si gira l’Europa per dire quanto odia queste cose – dopo tutto questo – a Genova, un assessore sale sul palco, stringe la mano al nemico giurato della gratitudine, e gli consegna un premio.

Un premio, come nel libro.

Vallo a capire, cosa gli è passato per la testa a quello che ha deciso di dare quel premio proprio a quello scrittore, proprio per quel libro.

Magari non l’ha manco letto, quel “Grazie”. Ha visto il titolo e ha pensato fosse per lui, per tutti i lettori, un omaggio lusingato e commosso che meritava di certo un “prego”.

O magari era questione d’urgenza, di farlo allora, o mai più.


Consigliere: signor assessore, ci sarebbe questo premio… Dovevamo darlo a Pennac già l’anno scorso, ma era prima delle elezioni e la vecchia giunta ha deciso che era meglio la Tamaro…

Assessore: è un cazzo di problema, Fido. Proprio adesso che ha scritto quel libro… Non vorrei rendermi ridicolo…

Consigliere: ma Sire, quando ci ricapita Pennac proprio qui, proprio a Genova? Magari non viene più, smette di scrivere, o magari muore, chi lo sa?

Assessore: ma sì, va’. Ormai la targhetta l’abbiamo fatta. Vorrai mica sprecarla, quella è laccata d’oro…


Ma a me invece piace pensare che fossero tutti consapevoli. Tutti tranne Pennac.

Una specie di scherzo, come dire: “Ah sì, eh? Vediamo se c’hai il coraggio di fare il cafone. Vediamo come te la cavi, se al posto della penna in mano ti mettiamo davvero un premio.
Vediamo se sei sul serio così stronzo come dici, o se un “grazie” a noi ce lo concedi.”

Così, sottovoce…
Appena un bisbiglio…
















masticato da: chewingumpergliocchi alle 13:59 -