Il mondo è sempre in forma.
Gli uomini sono fatti per le linee rette.
Cammini sul marciapiede di punta, in pieno happy hour di lavoratori patinati. Giacca, cravatta e 24 ore di sovraproduzione.
Segui la corrente di un torrente a due corsie, e scopri che nessuna spalla si sfiora, nessuna borsa si struscia, nessun braccio si scontra.
Ognuno è diligentemente allineato nella sua traiettoria, equilibrio funambolo sul filo immaginario della linea casa-ufficio, o ufficio-casa, o ufficio-ufficio.
Che ti viene voglia di fargli uno scherzo. Scattare all’improvviso sull’asfalto del vicino e costringere tutti a scalare di un posto, accavallando vite, sfasando mete.
E poi.
Pianifichi anni come frecce verso il bersaglio; spari missili di promesse per la guerra fredda del futuro; attacchi alle giornate un navigatore satellitare, e all’occorrenza lasci tutto al pilota automatico.
Sottolinei un libro, e già i tuoi occhi vedono un millimetro più in là della grafite. Già sai dove andrà a finire il tuo scaffale di parole, quali sorreggere e quali far penzolare nel vuoto di un’interlinea.
Usiamo squadre e righelli, e quasi mai compassi.
Ché le curve in auto e le onde ci fanno vomitare, ché nessuna mano sa rotondeggiare un cerchio perfettamente rotondo, ché la testa gira mica a caso, ché il bilancio si fa quadrare, il ventre lo si vuole piatto e il fisico strizzato in una linea invidiabile.
E’ che a volte ci farebbe comodo, un mondo a scacchiera.
Dove ognuno deve muoversi secondo il suo ruolo, ognuno può occupare una casella alla volta, e senza doverla spartire con nessuno.
Un mondo così, in balìa delle regole. Senza l’ansia di scegliere, né l’obbligo di pensare.
Senza accorgersi che l’uomo è parallelepipedo, ma il suo destino è fatto a sfera.
Ti svegli la mattina, prendi un pennarello e ricalchi ignaro il tuo contorno spezzettato.
Vita= (anno x anno) x 3,14.