Se rinasco Totti mi iscrivo al Cepu.
Più di cinquanta studenti trasudanti terrore ammassati in una stretta aula al sapore di yogurt scaduto.
Trascinando spensierati i loro tre quarti d’ora di ritardo, entrano finalmente i due assistenti.
Appaiono alla porta guardandoci con l’occhio del macellaio davanti a un raduno di cerbiatti, brutti e trasandati, entrambi incattiviti da anni di subordinazione servile.
Una cosa subito mi è chiara: su nessuno dei due la mia scollatura strategica potrà mai sortire effetti.
Non posso corromperli. Non prima di essere stata a Casablanca, almeno.
Il primo, il Peloia, è una copia unta di Bruno Vespa. Solo, vestito peggio.
L’altro, il Tartaglia, è un balbuziente alto un metro e novanta. O almeno, sarebbe alto un metro e novanta, se non fosse che anni di sudditanza lo hanno ripiegato su se stesso come un tramezzino.
Nella lista sono la numero due.
La ragazza prima di me si siede, e dopo 2,5 minuti è in lacrime.
Peloia la guarda impassibile, non fosse per quell’impercettibile movimento che gli curva in su gli angoli della bocca, specchio di uno sguaiato ghigno interiore.
Lo immagino mangiare bambini in un costumino di latex borchiato, mentre con un frustino procura piacere all’amico gobbuto.
Poi sento il mio nome.
Il Pelota mi vede alzare e si sfrega le mani. Già sente nelle orecchie il dolce suono dei miei singulti.
Mi siedo.
Lui sfodera la sua migliore espressione arcigna, e dice solo:
“le banche miste”.
Zac.
Ora lo immagino lanciacoltelli in un circo, per il solo gusto di usare la modella come puntaspilli.
Chew: le banche miste appaiono con la nascita in Italia delle prime imprese. Si caratterizzano per
Peloia: imprese? Aziende, industrie o imprese?
Ma porcozio, dov’è il problema? Ti serve un otorino?
- come ti chiami?
- Giovanni.
- hmm. Giovanni? Sicuro? Ernesto, Giuseppe o Giovanni?
Chew: imprese.
Peloia: sì, continui.
Chew: dicevo. Le banche miste appaiono con la nascita in Italia delle prime IMPRESE e si diff…
Peloia: cioè precisamente quando?
Ma cristiddio! Cos’è, hai le emorroidi al sistema nervoso?
Chew (sconcertata): beh, fine ottocento - inizi novecento.
Peloia: fine ottocento o inizi novecento?
Mi arriva da lontano la sigla di SuperMike.
Chew: fine ottocento.
Peloia: un po’ di più.
Chew: inizi novecento?
Peloia: un po’ meno.
Chew: 1880.
Peloia: di più.
Chew: 1890.
Peloia: ancora un po’.
Chew: …
Peloia: la data esatta è 1891, signorina.
Non ho parole.
Peloia: ma passiamo oltre. Mi parli di Luigi Einaudi.
Il primo ministro dei miei neuroni afferra velocemente l’Enciclopedia Universale della mia conoscenza, accarezzando con l’altra mano il pulsante per l’autodistruzione.
Faccio l’inventario e mi configuro l’unico pensiero mai cogitato a proposito.
La frase è: “non è necesario che studi la parte su Einaudi”.
Doh.
Sono alla frutta. Peggio. Sono al digerstetz del giorno dopo.
Poi, improvvisa, l’illuminazione.
Appare in una nuvoletta il faccino della mia amica Chiara B., che un giorno mi parlò del noto fanatismo politico di Peloia.
Mi giro, e vedo un eskimo poggiato sulla sua sedia. Immagino nel suo portafogli la tessera del partito e icone votive di Che, Mao e un proletario qualunque.
Ce l’ho in pugno.
Chew: beh, la politica di Einaudi fu importante soprattutto come rimedio ai G R A V I S S I M I D A N N I causati dalla passata politica fascista…
Peloia si illumina e mi fa continuare, beandosi per mezz’ora del mio opportunismo.
Poi mi ferma e pronuncia un numero.
Prendo il mio libretto, mi alzo soddisfatta.
Ho vinto.
Peloia 4 – Chewingum 26.