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Chew

 

lunedì, 06 settembre 2004


What a difference a day makes.

Chissà perché quando muore una persona che conosci, la prima cosa che fai è cercare nella mente il ricordo dell’ultima volta. L’ultima volta che vi siete visti, scritti, parlati.

Come se tutte le volte prima fossero meno importanti.

L’unico ricordo che mandi in loop è quella telefonata per chiedergli un indirizzo, o quella cena al cinese che poi per una settimana hai sognato ravioli di gamberi, o quell’ultimo ciao un po’ frettoloso, ché avevi l’auto in doppia fila.

Tanto poi ci si risente, si prende un caffè con calma, ti passo a trovare in agenzia.
Tanto c’è tempo, per i discorsi seri.

E poi – andiamo – lo saprà, che gli voglio bene per davvero.

E adesso che tutti i verbi vanno all’imperfetto, tutto quello che doveva essere sarà solo in potenza.
Ascolti chi dice “a lui sarebbe piaciuto”, o “lui avrebbe fatto così”.
E invece non ne sai proprio un cazzo, di cosa avrebbe fatto, di cosa avrebbe detto.

Non sai che parole avrebbe scelto, come le avrebbe combinate, con quale frase ti avrebbe salutato, a poterti salutare.

Quella era la sera. La sera che pensavi di avere davanti puntini di sospensione, e invece davanti avevi un punto e basta.
Che credevi di voltare pagina e continuare a scrivere, e invece se volti pagina sbatti contro la copertina.

Che un giorno qualcuno ti guarda, scuote la testa e viene a dirti che dopo quella sera rimane solo una parola, corta e cattiva, che ancora non ti va di guardare.





masticato da: chewingumpergliocchi alle 17:07 -